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Perchè Interstellar è un capolavoro.

E’ vero. Nolan negli anni ci ha abituati ad opere assolutamente incredibili. Film cervellotici ed accattivanti, che non cedono mai alle facili lusinghe del colpo di scena stucchevole. Storie profonde e dalla retorica “moralizzante”, ma mai scontate o allusive, come ci si aspetterebbe da ogni recente megaultraproduzione hollywoodiana anti-islamica che si rispetti, effetti speciali che si ‘piegano’ alla storia con coerenza, senza fare da tappa-buchi-logici ad una trama altrimenti traballante, con un intreccio narrativo ingarbugliato e multistrato, che si rivela liscio e setoso solo nelle ultime battute, salvo lasciare un nodo irrisolto, li’, proprio in punta, proprio quando ti aspetteresti l’happy ending con il ricongiungimento familiare e la base nemica che salta in aria.

E’ vero. Memento, Il Cavaliere Oscuro, Inception, sono gemme frutto di un lavoro, che lascia lo spettatore meravigliato ed incuriosito anche molto, molto tempo dopo i titoli di coda. Che poi è questo, il reale pregio dei film di Nolan: il loro fascino che ti travolge immediatamente, inevitabilmente ed in maniera indelebile e duratura.

E’ tutto vero.

Però stavolta andiamo oltre.

Perchè Interstellar non è un film: è un compendio di filosofia, fisica quantistica, bioetica e pianti di Matthew McCounaghey, travestito da capolavoro cinematografico.

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Premetto che a me, meschino amante del film pulp ed esagerato, piace andare a cinema a divertirmi, ad incantarmi, perchè ad annoiarmi, di solito, ci pensate voi. E sempre a me, misero virtuoso provinciale della tastiera apple, piace pensare all’arte, come un fenomeno apprezzabile SOLO di pari passo con l’evoluzione umana. La’ dove l’artista è colui che riesce, con gli strumenti che ha a disposizione, a meravigliare ed incuriosire gli uomini del suo tempo, indicando loro quel punto oltre le tenebre, oltre la coltre dell’ignoranza, oltre il loro naso e la loro panza, un punto più vicino alla verità.

E Nolan, da artista vero, fa esattamente questo, ci indica un punto un po’ più lontano.

Che poi tutta l’arte, dai dipinti sulla caverna fino alla merda nei barattoli, sia un unico, interminabile, personale e collettivo, viaggio verso la verità, e la stessa cosa dicasi anche della religione, e della filosofia tutta, questo è un altro cazzo di discorso.

Ora è mezzanotte, anzi l’una e mezza mentre rileggo, e domani lavoro, e devo ancora finire le ultime due puntate di True Detective. Quindi, concentriamoci.

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Interstellar è la storia disperata del genere umano che deve sopravvivere all’esaurimento delle risorse del pianeta terra. Cioè, in pratica, la storia del genere umano fra, diciamo, 70-80 anni, se tutto va bene.

Matthew McCounaghey, il premio oscar dal cognome che senza Google è impossibile scrivere bene, è un ex pilota della Nasa costretto a lavorare come agricoltore in una società che si è dovuta riorganizzare secondo ferree logiche di necessità, per far fronte ai drammatici cambiamenti geo-climatici. Matthew, decifrando dei codici binari, tra i misteriosi depositi di polvere nella stanza della figlia, si imbatterà in una base spaziale segreta della Nasa e partirà per un viaggio attraverso lo spazio, il tempo ed il destino dell’umanità. Vi sembra una cazzata, vero? Immaginate quanto può essere meraviglioso un film che riesce ad essere così profondo, partendo da così poco. Oppure se non vi riesce di immaginare, siete ancora in tempo per vedervi i gol della serie B, perchè qui, miei cari stronzi, stiamo parlando di buchi neri e di fisica quantistica. Mica di Matteo Salvini.

Ok, anche la mia conoscenza a riguardo non va oltre il numero di Focus che ho letto qualche tempo fa in attesa del mio turno dal barbiere, quindi vi dirò solo che è una rivoluzionaria ed ancora semi-inesplorata teoria scientifica che potrebbe spiegare molti fenomeni oggi inspiegabili. E no, non sto parlando di Salvini.

Tanto per fare un esempio:

…Paura, eh?

Questo film parte dalla scienza e si spinge oltre la realtà, per dare una spiegazione molto affascinante e razionale non solo dell’ignoto e di quello che, ad oggi, a noi può apparire come sovrannaturale, ma anche di quella che è la vita degli uomini su questo pianeta, il suo scopo. Perchè quando tutto sembra perduto, in questo cataclisma di consumismo, morte e carestia, in questo futuribile mondo di robot senzienti e sarcastici, fisici e ingegneri, sonde e navicelle, esplosioni sorde e tenebre spaziali, in tutto questo gigantesco guazzabuglio distopico, il deus ex-machina, l’incognita nell’equazione, l’unica speranza del genere umano, sarà l’amore di un padre per sua figlia.

Tutto qua, niente di più.

Nel film di Nolan, nel futuro dell’uomo, scienza e fede, da sempre distanti, si incontreranno nello stesso preciso punto d’arrivo e di partenza: l’una spiegherà ciò che l’altra ha da sempre dato per scontato.

Questo è un messaggio di una lungimiranza mostruosa, eppure straordinario nella sua semplicità: Amor che move l’sole e l’altre stelle, scriveva qualcuno 700 anni fa sulla carta da culo…

Fotografia, regia e recitazione, poi, fanno da perfetta cornice a questa lezione di morale umanistica: McCounaghey regge il ruolo di protagonista con un’empatia rarissima in un attore, le orbite dei pianeti e l’interno dei buchi neri, vanno ben oltre i semplici effetti speciali, servendo anche essi a rendere reale il plausibile, e Nolan, nel facile accostamento al Kubrick di 2001:odissea, risulta essere meno escatologico e più piacione di quest’ultimo. Anche se io concederei il beneficio del dubbio a Stanley, che con i potenti mezzi di oggi, ci avrebbe deliziato chissà come, e di sicuro non avrebbe fatto mettere a Michael Cane la stessa camicia azzurra con pantaloni cachi a distanza di 23 anni tra una scena e l’altra del film (BECCATO!).

Detto questo, lo so che dura 2 ore e 50, ma visto e considerato che il film di Aldo, Giovanni e Giacomo, non è ancora uscito, e che il week end, come il resto dei vostri giorni, non avete molto altro da fare, andatevelo a vedere ‘sto film, che forse due o tre pensieri positivi ve li fate dopo, massa di limitati.

E, un’altra volta, giù il cappello per Christopher Nolan.

2 CommentsLeave a Comment


  • Reply

    Saínza

    4 anni ago

    0

    Mi preciosa opinión opina que no sé como puedes sobrevivir -y vivir- con tanta red social a la que atender….

    Con afecto,

    Saínza Barroso.

  • Reply

    Adrian

    4 anni ago

    0

    Sono talmente in disaccordo che non saprei neanche da dove cominciare.

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