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Monuments Men

Ho un altro film recensito (sic!) per voi, ma stavolta si tratta di 10 euro (film+bibita) che avrei potuto destinare a Save the Children. Perchè quando un film delude, la mia voglia di abbracciare cause umanitarie aumenta e si è fortemente palesata alla fine della visione di questo Monument Men diretto ed interpretato da George Clooney.
Tra l’altro non sono capace di darvi una recensione organica del film, in quanto ho abbondantemente sonnecchiato per 15 o 20 minuti, durante i quali ho cercato di ridestare la mia testa ciondolante nella vana speranza di capire il ruolo di Cate Blanchet in questo polpettone ambientato durante il secondo conflitto mondiale.

La storia è presto detta.

Trattasi di un manipolo di americani spediti all’interno di una sporca guerra, incaricati di svolgere un incarico di fondamentale importanza. Ci siete? Vi ricorda qualcosa? Magari lo splendido Quella Sporca Dozzina col volto imperturbabile di Charles Bronson? O proprio Bastardi Senza Gloria di Tarantino col baffino sardonico di Brad Pitt? Niente di tutto ciò, anche se sempre di baffini si tratta…

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Sarà che quando vedo Clooney con i baffi, la mia memoria volge allo splendido guitto con la chioma impomatata che interpretava in “Fratello dove sei? dei Fratelli Coen… E quindi guardarlo recitare senza troppe sfumature, nel ruolo serio di un professore d’arte che arruola altri esperti d’arte per salvare opere d’arte sottratte dai nazisti, beh… Fa a pugni col Clooney che piace a me…

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Ma Clooney, qui nelle vesti anche di produttore, sceneggiatore e capo attrezzista (scherzo), si sceglie un film di quelli giusti, con tema forte e vero, perché la storia è accaduta (è descritta in un libro che non leggerò), perché i film con una dozzina di uomini in missioni rischiose hanno successo, e comunque perché sì, a George piace l’arte, gli piace il bello, e il bello va salvaguardato a tutti i costi, anche a costo della vita.
Forte di questi saldi principi, George raduna un manipolo di attori di alta caratura, tra cui quella faccia di culo di Jean Dujardin ( forse avrete visto il trailer di “The Artist”, il film intero vi auguro di no) che sembra abbia definitivamente sostituito Vincent Cassel nei ruoli da caratterista belloccio di idioma francese.

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Nel cast c’è anche il viso butterato e triste di Bill Murray, unico vero motivo che mi ha spinto ad uscire di casa in quel lunedì sera. Poi c’è Matt Damon sempre bello e sorridente e stempiato, il grasso John Goodman e Cate Blanchett coi capelli rossi che farfuglia in francese cose che non ricordo.

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A parte il fatto che dopo “Bastardi senza Gloria” non ha più senso affrontare il tema del nazismo al cinema, visto che Tarantino l’ha definitivamente sconfitto nell’unico luogo a lui possibile, e comunque in questo film la guerra sembra da tutt’altra parte.

O meglio, quasi non c’è. I Monument Men giungono in Normandia a luglio, ed il loro sbarco comodo ed assolato, stride con l’eco di “Salvate il soldato Ryan” e mi sono un po’ incazzato pensando a questi esperti d’arte che non si beccano un po’ di rovente piombo nazista dagli appostamenti ormai smantellati. Ma mi sbagliavo, Clooney si prende anche la responsabilità di mostrare dei morti in una guerra mondiale.

– SPOILER – Il primo M.M. viene ucciso dai nazisti per custodire la madonna di Bruges del Michelangelo, il secondo, Dujarden, viene crivellato durante un’imboscata in uno splendido meleto dopo che da vero idiota s’allontana per accarezzare un cavallo (scena stupenda, davvero). – SPOILER –

Dopo queste gravi perdite umane i superstiti continuano a farsi strada nella vecchia europa, alla ricerca delle opere d’arte nascoste dai crauti e che a causa del famigerato “decreto nerone” diramato da un Fuhrer quantomai sulla soglia dell’eternità, prenderanno fuoco insieme a quel che resta del terzo Reich. Come ben sapete, Hitler se ne fotte del suo popolo, delle sue case e dei quadri rubati, e mentre la morsa intorno a lui si stringe i Monument Men, in una estenuante corsa contro il tempo troveranno tanti quadri e tanto oro, beffando i russi ( ma non mi dire?) anche, credo, con l’auto di Cate Blanchett.

Alla fine il film riesce ad essere un spettacolo dignitoso, più per alcuni contributi tecnici (belli fotografia e scenografie) che per la storia in sè, ed ha tutta l’aria d’essere un’occasione sprecata, fra stereotipi superati (americani buoni, tedeschi cattivi, russi fottuti), un pizzico di fastidiosa retorica e quella inspiegabile Cate Blanchett coi capelli rossi.

Endless Nameless

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