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Lasciateci stare i ricordi: basta ai remake dei film anni ’80

Da piccolo mio padre raccontava a me e alle mie sorelle di Pierino e il lupo, di Policarpo e di Cappuccetto Rosso.

Io racconterò ai miei figli (quando e se potrò permettermi di averne) di quando Slot salvò Chuck, Mickey e gli altri Goonies, dalla banda Fratelli, spiegherò loro cosa può succedere ad un uomo che ha tradito Sheeva e gli ricorderò sempre che sono poche, davvero poche, le cose da tenere sempre a mente in questa vita, ma una di queste, è che non bisogna mai incrociare i flussi.

Tutto questo perché mentre mio padre andava a letto dopo cena, e si addormentava con i racconti della nonna, io sono cresciuto a pane e “21.30 su Italia 1″, mi sono nutrito delle grandi produzioni Hollywoodiane degli anni ’80, gli anni del benessere generale e generalizzato. Sono cresciuto con quelle stesse produzioni che divertivano l’Italia ricca e menefreghista di 90° minuto e Pippo Baudo e che hanno permesso ad un imprenditore italiano di diventare 4 volte Presidente del consiglio.

All’epoca ero un bambino di 8 anni con un televisore Mivar 16”, una collezione di lego e una fantasia oceanica. Quello che andava in onda dopo Striscia la notizia per me era un mondo magico: eroi che non morivano mai, cattivi che morivano sempre, tesori da cercare, vecchie leggende, qualche tetta qua e la’ e tanta di quella lacca spray che il protocollo di Kyoto ci poteva solo fare le pompe a me e al mio amico Jack:

Oggi sono alla soglia dei 30 anni, in giro si è capito che la lacca è veleno tanto per l’ambiente, quanto per i capelli, la Mivar è fallita, Pippo Baudo ha il cancro e l’imprenditore 4 volte presidente del consiglio si è preso 4 anni per aver truffato negli anni ’90 i suoi concorrenti nelle gare per i diritti tv dei film made in USA. Si raga, avete capito bene, proprio quei film: ad incularsi Silvio non sono stati la PS, la Finanza o il gruppo Bilderberg, bensì Axel Foley, un piedipiatti a Beverly Hills.

Oggi la magia se n’è andata insieme a Mauro di Solletico e alle calze parigine di Elisabetta Ferracini.

Oggi ci restano un futuro incerto e i ricordi. I ricordi della nostra infanzia beata, quando non era importante sapere ‘come’ o ‘perchè’ e meravigliarsi era più facile e salutare.

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I ricordi sono importanti, anche e soprattutto quelli più banali, quelli meno importanti. Vanno protetti, conservati e tutelati dalla stupidità.

E’ giusto indignarsi quando abbattono un vecchio cinema, per costruirci un parcheggio, non dobbiamo ridere di quella sensazione di distacco che proviamo a buttare via un paio di converse bucate. Ha senso provare rabbia nel vedere le Tartarughe ninja ridotte così:

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Atto di forza, Robocop, Indiana Jones, Tartarughe ninja, Terminator, Predator, Karate Kid, tutti recentemente resuscitati dalla polvere, riportati ad una inutile e vergognosa vita digitale, dopo una gloriosa morte analogica. E presto toccherà anche ai Goonies, ai Gremlins e a Point Break.

Tutta roba che fa parte della mia vita di bambino, e che oggi, da adulto, fingo che non sia più importante.

La crisi di idee, le scie chimiche, il futuro che non capiamo, i rettiliani, il governo… Non lo so. Non so di chi sia la colpa.

Si dice che il primo sintomo di vecchiaia, sia la paura del nuovo. Ma qui si prende proprio il vecchio, e lo si traveste da nuovo, rovinando presente, passato e futuro della nostra immaginazione. Niente di reale, niente di importante.

Come quegli stronzi dei ‘bembisti’, che nel ‘500 prendevano i testi classici e li ricopiavano, invece di scriversi le loro cazzo di poesie o farsi qualche scopata di più, perchè tanto, pensavano, sempre arte è…

Col cazzo, cugini, che è arte quella.

Io non guardo più la TV, come tanti. Ma ai miei ricordi ci tengo, come tanti.

Bodi è morto dopo aver vissuto come voleva.

Lasciatemelo li’, fra le onde e i pixel bruciati di un Mivar 16 pollici.

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