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La notte degli Oscar grandi e belli e polemici

Archiviata un’altra notte degli Oscar, ciò che rimarrà davvero sono i film.

Non le gag della conduttrice Ellen de Generes, non Brad Pitt che mangia la pizza, non Pharrell che balla con Maryl Streep e neppure l’autoscatto più condiviso della storia, quello che ha postato anche il vostro amico che non conosce Kevin Spacey e parla solo di calcio.

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Abbiamo ammirato i volti abbronzati di tutti, non esiste la morte in California. I bianchi erano ambrati e i neri luccicavano come l’ebano sotto la luna, l’unico con un meraviglioso pallore invernale era Bob deNiro che si fa i cazzi suoi a New York.

Tutti questi dettagli non resteranno a lungo, daranno da parlare ai giornali nel breve periodo, ma sono necessari perché lo star system consolidi la sua egemonia di volta in volta, per farci capire che quel mondo meraviglioso è vivo e vitale, che quel mondo di fantasia che ci fa sognare tornerà ancora.

Però adesso parliamo di FILM.

E partiamo dal film che ha vinto, senza indugiare troppo, perché tanto a voi lettori del premio “miglior fotografia” non frega un cazzo.

L’ambita statuetta per ‘miglior film’ se l’è portata a casa la cricca di Brad Pitt (anche produttore di successo,eh sì) con “12 anni Schiavo”, primo film sulla schiavitù diretto da un regista nero, l’immenso, per stazza e non solo, Steve McQueen.

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L’intero cast è stato premiato da Will Smith, e chiaramente quando l’ho visto sul palco non ho avuto più dubbi su chi avrebbe vinto.

Voi penserete che sia il solito film buonista, emanazione diretta della presidenza Obama, che inaugurò il filone “più buoni, più belli” con l’oscar nel 2009 a “The Millionaire” (quello sul tizio indiano che fa fortuna in un telequiz).

Ma vi sbagliate, signori. E’ un ottimo film, duro come pochi altri, che vi farà male come una dozzina di scudisciate sulla schiena e vi farà riflettere su una fra le più grosse ingiustizie umane, seconda forse solo all’Oscar per “il paziente inglese”.

La pellicola si è aggiudicata altri due premi importanti, per la “miglior sceneggiatura non originale” e per la “miglior attrice non protagonista”, la bravissima Lupita Nyong’o, che ha fatto anche un bel discorso di ringraziamento.

La maggior parte dei premi è comunque andata doverosamente a “Gravity”, l’avventura galattica di Alfonso Cuaron. Uno sforzo produttivo durato molti anni, un film che un certo James Cameron ha definito il miglior lungometraggio ambientato nello spazio mai realizzato. Kubrick, no, non devi rivoltarti nella tomba, stavolta il film è notevolissimo, piacerebbe anche a te se potessi vederlo. Forse non raggiungerà le vette filosofiche di 2001 Odissea nello Spazio, ma almeno le nostre palle sono sane e salve. Gravity, ha vinto 7 oscar, tra cui regia, montaggio, fotografia e colonna sonora.

GRAVITY

I premi per le migliori interpretazioni maschili sono andati al tandem di attori dell’acclamato “Dallas Buyers Club”. Un filmetto in verità, però sia Mattew McConaughey che Jared Leto hanno dato il massimo, nei rispettivi panni di un elettricista texano omofobo e di un travestito dal cuore d’oro. Ricordate Red&Toby della Disney? Uguale ma senza Aids.

filmz.ru

McConaughey ha strappato l’oscar di mano all’eterno secondo Leo DiCaprio, che anche stavolta ci aveva creduto, e aveva di che crederne, perché la sua interpretazione di Wolfy, in quello che per me è stato il miglior film dell’anno, rimarrà nella memoria collettiva.

Per quanto riguarda Jared Leto, spero che faccia l’attore sempre più spesso e che a poco a poco diradi le apparizioni con quella sua band musicale di emo coglioni (o giuro che lo riduco come il biondino di Fight Club).

Cate Blanchett si è aggiudicata il premio come miglior attrice protagonista per il suo ruolo in “Blue Jasmine” ed anche qua nulla da eccepire, lei è bella, comica e tragica insieme, di una bravura disarmante. Unica nota stonata, il marito. Lo inquadrano mentre lei recita il discorso di ringraziamento, o forse anche prima. Beh è troppo brutto per stare con lei e vorrei capirci di più su questa unione. Scrivo su google “Cate Blanchett husband” e come primo suggerimento appare “Cate Blanchett husband ugly”… A quanto pare non sono l’unico a pensarlo, mi rilasso e torno a immaginare la faccia di cazzo di Jep Gambardella…

A proposito di Jep Gambardella, last but not least, è “la Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino a trionfare come “miglior film straniero”.

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L’ho visto a maggio e non mi è piaciuto. Non vi trovai nessuna bellezza, neppure di straforo. Vi trovai solo protervia, arroganza, macchiette, luoghi comuni, dialoghi banali, alcune frasi carine e molte sciocchezze. L’altro giorno ho sentito un commento sul film che mi ha fatto ridere, Paolo Guzzanti sosteneva che la grande bellezza è “ Roma vista dai napoletani”. Non si sentissero in alcun modo offesi gli amici partenopei, ma condivido appieno. Non spenderò altre parole su questo film che detesto, di un regista che ho amato fin dagli esordi e che paradossalmente ha trionfato con il suo film più brutto.

Forse è proprio questa la grande bellezza.

E così va la vita, Oscar inclusi.

Endless Nameless

2 CommentsLeave a Comment


  • Reply

    michele di tria

    5 anni ago

    0

    A parte l'ilarità e la prontezza di spirito nella disamina critica, sei stato abbastanza banale…:)

    • Reply

      R The

      5 anni ago

      0

      <3

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