378660_213794465360766_1810931311_n

La grande truffa dell’Underground: musica elettronica e ribellione confezionata.

Oggi parliamo di Malcolm McLaren, di adolescenza, di rave, di macroeconomia musicale, di droghe, delle mie illusioni e di chi le ha tradite. Poi facciamo alcune domande a due persone bene informate.

Lo so che è tanta la roba e che voi avete fretta di scrollare la home di Facebook, ma tranquilli che ci ho messo dentro un po’ di figa a sorpresa, o almeno un video o una foto bella, così vi divertite con le figure e non vi annoiate.

Quindi, senza indugio alcuno, partiamo dall’inizio della fine.

Partiamo da Malcolm McLaren, il Punk e i Sex Pistols.

I Sex Pistols, if ya don’t knou-a, sono stati fra i gruppi rock più importanti della storia.
I 4 membri si conobbero a Londra, durante la seconda metà dei ’70, tra i sobborghi della classe operaia.
Johnny Rotten, Sid Vicious, Steve Jones e Paul Cook, non erano veri musicisti, non sapevano suonare e non avevano l’attitudine tipica dei rockers visti fino ad allora.
Si vestivano come straccioni, perché in effetti erano degli straccioni, oltre che tossici, ubriachi e ladri.
Dal palco sputavano e vomitavano sul pubblico, e spesso i loro live venivano interrotti da qualche rissa, così nella loro prima tournée per il Regno Unito molti concerti vennero cancellati dalle autorità locali, perché indecenti e pericolosi per l’ordine pubblico.

Nonostante questo, anzi, soprattutto per questo, i Pistols, con la loro genuina strafottenza, furono la risposta musicale alla rabbia di centinaia di migliaia di giovani figli disadattati della disgraziata Inghilterra laburista.
Il messaggio era chiaro: non c’è lavoro, non ci sono sogni, non c’è nessun futuro. Ce lo hanno rubato. Quindi fottetevi tutti, dal primo all’ultimo.
E giù tutti con chiodo di pelle, spille da balia alle orecchie e niente più lavarsi i denti.
Era il 1977 ed era nato il Punk.

Il gruppo durerà appena 3 anni ed inciderà solo 1 album in studio: Never mind the Bollocks, tecnicamente un incubo per qualunque studente del conservatorio al primo anno, ma sicuramente, per i suoi contenuti evergreen, fra i più influenti della storia del rock.

In questi 3 anni, Johnny Rotten e soci, firmeranno addirittura 3 contratti con 3 differenti case discografiche.
Uno di questi, quello con la A&M, durerà appena 6 giorni a causa, pare, di una vomitata sulla scrivania del direttore generale della major.
Ma i 4 ragazzi, appena ventenni, se ne fottevano sul serio.
Se ne fottevano a tal punto, che quasi tutti i soldi di questi contratti, più quelli dei concerti e dei live, finirono senza troppa difficoltà nelle tasche del manager del gruppo, Malcolm McLaren.

McLaren gestiva insieme a Vivienne Westwood, si, quella Vivienne Westwood, la boutique di moda alternativa dove i Pistols si conobbero.
Fu lui a dare il nome al gruppo, a crearne l’immagine, e infine fu lui a distruggerlo: abusando dell’ingenuità dei ragazzi, il manager li tenne fuori dalla quasi totalità degli utili e li mise l’uno contro l’altro, in un dividi et impera che doveva giocare a suo favore, ma servì soltanto a rompere il giocattolo per sempre, visto che dopo la tournèe negli Stati Uniti del 1978, i Pistols, quelli veri, non quelli tornati nel ’96 da cinquantenni sovrappeso a corto di pecunia, si sciolsero per sempre.

Nonostante i 3 membri superstiti siano poi riusciti a farsi riconoscere in tribunale i sacrosanti diritti delle loro canzoni, McLaren nell’ideale comune è rimasto quel manager, con fiuto e senza scrupoli, che per antonomasia si arricchisce sulle spalle degli artisti, strumentalizzando un ideale puro, che trascende la musica stessa, essendone la summa teologica, la causa e l’effetto insieme.

E’ lui quello che si prende i vaffanculo in 40 lingue nei commenti ai video delle canzoni su Youtube, ma è sempre lui quello che per primo, insieme a Vivienne, ha fatto i dobloni con il trend in rima baciata “ragazzo ribelle-giubbotto di pelle”, ed ha avuto una trentennale carriera di manager, musicista e miliardario (è una carriera, si).
Mentre i Pistols hanno visto il loro sogno di ribellione morire in un incubo di royalties e avvocati, prima di finire nel migliore dei casi indagati per l’omicidio della propria ragazza e poi morti per overdose, o nel peggiore dei casi a commentare i video di Katy Perry.

McLaren era a tutti gli effetti uno stronzo approfittatore.

Però aveva capito tutto.

Calcolatrice e dichiarazione dei redditi alla mano, è stato uno dei precursori del trittico su cui si regge l’intero mercato musicale moderno: prendi un concetto affascinante – stereotipalo – vendilo alle fasce di consumatori più influenzabili. Spice Girls, Backstreet Boys, Tokyo Hotel, Bob Sinclar, 50 cent… They all have to pay homage to Malcolm.

– Pausa – foto divertente/osè per tenervi concentrati sulla storia e da scegliere come anteprima su Facebook per far aumentare le visualizzazioni del post *

Sid-Vicious-and-Nancy-Spungen-9

Ora tenete bene a mente McLaren, le fasce influenzabili di compratori e il discorso della ribellione, e seguitemi in un ristorante di provincia, l’estate a scorsa, quando a cena con amici comuni, mi ritrovai seduto allo stesso tavolo con il gestore di una delle discoteche più importanti d’Italia.

Ovviamente non vi farò ne’ il nome del locale, ne’ quello del gestore, dovete sapere però che si tratta di un locale molto, molto, importante ed il ragazzo in questione è davvero, davvero, sveglio: ha iniziato appena ventenne con le estati da P.R. in piazzetta a Porto Cervo, ed ha finito per occuparsi dell’amministrazione tecnico-tattica di quest’industria del divertimento notturno, dai contratti con gli sponsor, fino al colore delle cannucce del bar.

Roba seria.

Comunque, qualche caraffa di primitivo di Manduria dopo le presentazioni, il ragazzo sveglio forse non era più tanto sveglio, ma di sicuro era più sciolto e propenso al dialogo.
Fu così che, tra una risata e un complimento, un aneddoto e una sigaretta, opportunamente imbeccato dal Vostro Affezionatissimo, si lasciò scappare una verità talmente abbacinante sull’argomento di cui discorriamo quest’oggi, che per renderle giustizia mi tocca prima spiegarvi cosa significa abbacinante, e poi aprire le virgolette:

“Guarda… Io in teoria non mi occuperei della programmazione artistica del locale, ma in pratica la programmazione dipende da me e dai contratti che il mio ufficio fa con gli sponsor.
Perché è grazie agli sponsor che facciamo quadrare i conti a fine stagione. Qui in Italia i grandi nomi li paghi il triplo rispetto a Ibiza o a Berlino, e non ce la faremmo mai ad andare avanti solo con bar e botteghino.
Quando io vado a parlare con il responsabile marketing della multinazionale di turno, per un contratto di sponsor stagionale da 100.000€, a lui fondamentalmente non gliene frega un cazzo se nel locale facciamo suonare Skrillex o gli Scan7, tutto quello che pretenderà sarà un locale sold out.
Quindi noi, certo, abbiamo più piste, e con la programmazione offriamo ai clienti diverse scelte, anche ultra sperimentali, ma per la main room dobbiamo sempre chiederci: fa più paganti Skrillex o fanno più paganti gli Scan 7?
Senza considerare che ci sono molte più probabilità che il figlio del manager a casa si senta Skrillex, e che quindi il padre già lo conosca…
Il fatto è che è impossibile portare avanti un locale delle nostre dimensioni con una programmazione artistica di nicchia.
Gli sponsor vogliono i paganti, e i grandi numeri li fai solo con il “commerciale”: Skrillex o Nicky Romero se lo vengono a sentire in 10000, teniamo i ragazzi fuori dai cancelli ore prima della serata, come a un concerto.
E guarda che i dj sono proprio rockstar a tutti gli effetti, anche qui in Italia.
I ragazzini a Natale vogliono la consolle, non la chitarra.
Avicii ha fatto il pezzo con Madonna, perchè è Madonna che non vende più, non Avicii.
La dance e l’hip hop sono i generi musicali più venduti nel mondo, ad ascoltare e comprare, sono i giovani, gli adolescenti, per questo i grandi sponsor ora si interessano anche ai festival e ai locali disco.
Che poi è quello che succede da anni con l’hip hop americano.
Qui in Italia hanno iniziato da poco, basta che ti ascoltati una canzone dei Club Dogo, vedi quanti grandi marchi nominano nei testi.
Funziona così. I ragazzini spendono senza pensare troppo, seguono solo il flusso, le mode, gli idoli.
E ad imporre le mode sono sempre le grandi case discografiche.
I grandi sponsor seguono a ruota. E’ un circolo vizioso, capisci?
Io c’ho quasi 40 anni, le mode le ho seguite anche io, ma oggi, la Red Bull, se me la bevo, me la bevo perché mi piace, non perché se la beve un dj, e le Nike me le metto se mi piacciono, non perché ce le ha un rapper, anzi…
Con i ragazzini il processo è esattamente al contrario…
Poi anche tutta sta menata dell’Underground è un’ipocrisia.
Su 5000 persone in un locale, 2000 sono li per scopare, 2500 per sfondarsi e scopare, 300 sono in lista e il resto delle persone, è li per sfondarsi, scopare e, se proprio capita, ascoltare un po’ di musica.
Io alla mia età e con le mie esperienze in questo settore, se voglio divertirmi, ma divertirmi sul serio, come quando ho iniziato, organizzo un party con un centinaio di amici in qualche posto privato e faccio suonare chi dico io.
Ma per il resto, se vuoi fare i grandi numeri, la storia funziona così.”

Così egli parlò. Chiuse virgolette, sipario.

Prima di continuare con il percorso guidato, metabolizzate bene queste parole, e se poi nutrite ancora qualche dubbio sulla loro veridicità accecante, concentratevi attentamente sul prossimo ricco stacco interattivo:

jay-z-product

378660_213794465360766_1810931311_n

Schermata 2014-03-24 a 01.43.43

Chiariamo subito una cosa: io non voglio fare il profeta di ‘sto cazzo, e farvi passare notizie tristemente note a tutti, per degli scoop alla ‘Cronaca Vera’.

Lo so che le multinazionali controllano il mondo e decidono anche chi deve essere povero e chi deve essere ricco.
So che siamo tutti vittime, complici e colpevoli allo stesso tempo, e la cosa ci sta più o meno bene, fintanto che tutti continuiamo a vivere e consumare.
So che ogni giorno scegliamo di credere che la t-shirt di cotone con il logo e l’etichetta originale, valga 100 € in più della maglietta di cotone senza logo e senza etichetta, solo perchè è stata cucita da dei bambini bengalesi in uno stabilimento di proprietà di una multinazionale.

Quindi vi chiederete, se so già tutte queste cose e non ho intenzione di puntare il dito, perché dovrei costringervi a leggere un articolo di 3000 parole in cui vi faccio sentire dei coglioni per esservi tatuati le ‘ciliegine’ del Pacha o esservi comprati quattro controller X1 della Native Instrument e 12 magliette scollate da H&M?

Perché la musica serve ad evadere.

Qualsiasi musica, da qualsiasi situazione e in qualsiasi momento.

Se un disco, un brano, un party, un locale o un dj, riescono ad aiutarti a risolvere o a dimenticare i tuoi problemi, i dolori e le delusioni, allora vuol dire che ce l’hanno fatta sul serio. Indipendentemente dal significato che hai scelto di dargli o da quanto era tagliata la roba che hai preso, ti hanno tenuto lontano dalla realtà il tempo necessario per capire che vivere costantemente imbottigliato nel tuo mondo quotidiano è pericoloso almeno quanto cercare di fuggire per sempre lontano da esso.

Per questo va bene andare allo stadio a tifare una squadra che si è venduta la partita, va bene comprarsi un iPhone ogni 6 mesi perché quello nuovo è più veloce di 6 centesimi di secondo, e va bene anche votare un politico qualunque che aggiusterà le cose a spese nostre e a guadagno suo…

Ma per la puttana…

Ditemi cosa può esserci di più squallido che infarcire un momento di libertà assoluta con messaggi promozionali più o meno subliminali e sfruttare l’istinto di ribellione adolescenziale come strategia di vendita.
Ditemi cosa c’è di più schifoso che prendere dei liceali, e farne galline che mangiano pane ammuffito, credendolo orzo, e razzolano in gabbie, credendole cortili, con il solo scopo di farli cacare uova d’oro.

Sciogliete i cani per capire cosa va di moda oggi: COMPRA RAGAZZINO COMPRA.

Arrivati a questo punto del discorso, vi vedo che scuotete il capo, riflessi nel monitor del vostro Mac con l’icona di Ableton subito di fianco a quella di Safari nella Dashboard.

Se mi concentro riesco a sentirvi gridare indignitati…

“La colpa è di chi fa Commerciale invece che Underground!”

Se è così, permettetemi una domanda, l’ultima.

La stessa domanda rivolta da una rockstar ventenne al suo pubblico, dopo l’ultimo pezzo, all’ultimo concerto della sua vita.

avete mai avuto la sensazione di essere stati presi per il culo?

Io ho 28 anni ed ho a che fare con la musica elettronica da quando ne avevo 16: ho fatto il p.r., il promoter, il direttore artistico (senza mai capire quale arte dovessi esattamente dirigere), il dj, il giornalista e ho anche provato a produrre qualcosa di mio… In un club ci sono entrato da sobrio e pagando, da meno sobrio e senza pagare, assolutamente non sobrio e pagato.
Ogni volta che sono lì a mettere dischi per qualche centinaio di disgraziati talmente messi che ballerebbero anche se mi mettessi a suonare delle pentole con un mestolo, ogni volta che cerco di convincere qualcuno che il guest tedesco della nostra serata è un artista dalla selezione musicale ricercata e underground, ogni volta che scrivo di un festival o che chiedo a qualche dj da 10000€ a cachet cosa ne pensa della scena elettronica italiana e quali sono le differenze con Berlino e quello mi da le stesse risposte di un altro dj da 10000€ a cachet, ogni volta che qualcuno fuori da un club viene sparato… Ogni volta, io mi chiedo: chi è che mi sta prendendo per il culo?

Questo per quanto riguarda me.

Ma se c’è una cosa che ho imparato alla scuola di giornalismo che non ho mai frequentato, è che “un’inchiesta” per essere valida deve riportare più fonti, più opinioni, diversi punti di vista.
Quindi qui il discorso deve essere più ampio.
Ed è per questo che ho scelto di girare la stessa domanda, articolata e diluita, ad altri due ragazzi davvero, davvero, svegli.

Uno del nord, uno del sud. Uno della Old e l’altro della New School. Gimme five alright.

Vi spiego, senza troppe leccate di culo, chi sono e perché ho scelto di metterli in difficoltà, così proviamo a chiudere il cerchio.

Luciano Esse

Luciano è un Dj e produttore di Lecce. I suoi dischi sono usciti per importanti etichette di musica elettronica, come la Safari Elettronique di Arnaud Le Texier, ed ha suonato nei club più prestigiosi d’Europa, dallo Space, al Fabric, dall’Amnesia, al Ministry of Sound, condividendo la consolle con dei mammasantissima dell’elettronica tipo Craig Richards (suo grande amico e mentore musicale), Villalobos, Sven Vath e Jeff Mills. Il completo e inviadibile palmarès potete trovarlo nel Vangelo della sua pagine Facebook, interamente tradotto in inglese, come da copione.
Quello che non troverete scritto nella sua biografia è che Luciano è un altro di quei ragazzi molto, ma molto svegli, appunto.
Non solo nel senso che ha visto più albe che mattine.
E’ un altro che in un locale ci è entrato da cliente, p.r., promoter, direttore artistico, dj e guest star internazionale (questa mi manca, purtroppo).
Ha vissuto il club come parte integrante della sua vita, con costanza e dedizione, partendo dagli after della costa salentina, fino ad arrivare al Fabric.
Ci ha sempre creduto e ci crede ancora.

Tommaso Marasma,

Dj, producer e promoter, classe 1987, Tommaso è il padre fondatore di Intellighenzia Elettronica, un collettivo artistico e culturale che a Milano sta rivoluzionando il concetto stesso di musica elettronica.
E non dico tanto per dire.
Per esempio Tommaso e i suoi hanno preso Kevin Saunderson e lo hanno fatto suonare in un silent party alle colonne di S. Lorenzo, in pieno centro storico, portando la techno di Detroit tra i vigili urbani e le vecchiette con i sacchetti dell’Esselunga.
Sempre Tommaso e i suoi hanno poi preso un locale pubblico abbandonato e per più di un mese ci hanno messo dentro workshop, corsi di formazione, librerie, negozi di dischi, esposizioni artistiche, Jeff Mills e Gary Beck. Lo hanno chiamato Club 2.0, e visti i risultati, da quando è stato coniato il neologismo “2.0” inteso come un qualcosa che in qualche modo ridefinisce qualcos’altro, questa è una delle poche volte in cui il titolo autoreferenziale è indiscutibilmente meritato.

Quindi non esattamente i soliti party techno, non esattamente il solito club e non esattamente la solita crew.

Tommaso continua a lottare per far capire a tutti che non si tratta solo di rumori e droghe sintetiche.

Anche lui, come Luciano, ci crede e ci ha sempre creduto.

Ma non è ancora il momento, non è mai il momento.

Quindi se dalla regia mi danno l’ok, io partirei con le domande.

Quando sei entrato la prima volta in un club perchè ci sei entrato e perchè ci sei ritornato? A parte, donne, sballo, soldi e gioventù, dammi il motivo ‘poetico’… Cosa ti è piaciuto di quel mondo? Cosa ti piace ancora?

L- La prima volta che sono entrato in un club correva l’anno 1991… Avevo 18 anni e in consolle c’era un certo Ivano Collalti. La magia della sua musica ebbe un impatto talmente forte su di me che quella mattina, quando rientrai a casa e mi misi a letto, non riuscii a chiudere occhio. La mia testa era completamente immersa in quei suoni, suoni che prima di allora avevo solo ascoltato solo sulle centinaia di audiocassette che avevo in casa e in auto. Non vedevo l’ora di poter ritornare a vivere un’esperienza del genere… Erano i primi anni in cui l’ecstasy, quella vera, veniva usata in Salento. La gente aveva il giusto approccio… era tutto molto bello. C’era una certa magia nell’aria quando entravi in un club. Tutti amici, con sorrisi enormi stampati sui volti. Risse e violenza in generale, erano quasi inesistenti. L’ecstasy era la droga del Peace & Love & House Music. Da allora sono passati circa 23 anni e sono cambiate un bel po’ di cose… la prima di tutte, chiaramente, è che ora la maggior parte delle volte in cui vado in un club, ci vado per suonare, ma sfortunatamente non è l’unica…

T- La prima volta che sono entrato in un club, non in una discoteca o club italiano, ma in un vero e proprio club, è stato il giorno prima di capodanno di un po’ di anni fa al Rhostoflager di Zurigo. Suonavano Robert Hood e dj Rolando. Ora quel club è chiuso purtroppo. 
Diciamo che personalmente non ho mai accostato la passione per la musica a donne, sballo, soldi e gioventù, quelli li lascio per altri momenti della mia vita, per questo il motivo è solo “filosofico”: 
avevo finalmente trovato un posto in cui la gente stava bene in mezzo al mondo apatico e frustrato che viviamo, notte e giorno, nelle nostre città
. Amo pensare che il clubbing possa dare stimoli e fornire “un esempio” concreto di realtà migliore di quella che viviamo. O almeno più serena
.

Ti piace andare a ballare? Frequenteresti un club italiano ogni sabato anche se non ci lavorassi?

L- Naturalmente, come tutte le cose, il clubbing ha avuto un’evoluzione. Non e’ questione di essere nostalgici o meno, ma secondo me prima era davvero tutto molto diverso. Adesso quando non lavoro e decido di andare in un club preferisco scegliere una situazione un po’ più piccola, dove ci sia, ovviamente, un dj che stuzzichi la mia curiosità, perchè, da buon clubber, per me ballare la musica che amo e’ fondamentale.

T- Mi piace ballare e posso vivermi ogni tipo di situazione, non sono uno di quelli che vive di pregiudizi verso ragazzini o “italianità” da locale. Se la situazione è difficile basta adattarsi, se di tanto in tanto si trova un posto vivibile si è ancora più contenti. Darwin diceva che l’essere più in gamba non è il più forte ma quello che si adatta meglio.

Una delle differenze fra ieri e oggi, almeno per quello che vediamo qui al Sud, sembra essere l’aumento di risse e violenza in generale. Secondo te da cosa dipende? Droga, ignoranza, aumento di popolarità di questo genere musicale? Perchè il “club” si è “incattivito”?

L- Anch’io ho fatto parte della fascia bassa d’età che frequentava settimanalmente i clubs, ma sinceramente, in quei tempi non ho mai assistito a risse di dimensioni abnormi come quelle che ho visto in molti locali italiani negli ultimi anni. Secondo me l’incattivirsi dell’ambiente, restando in territorio italiano, e’ dovuto ad una serie di cause. Tra queste c’è sicuramente, immancabile, il mix di alcool e droghe, ma non è l’unica. E comunque è il non saper prendere quelle sostanze in modo adeguato, che sfocia automaticamente nella violenza gratuita. E’ una brutta realtà, anche se per fortuna la percentuale di questi personaggi in un club e’ sempre molto bassa.

T- Qui a Milano abbiamo notato un netto miglioramento, sarà perchè vivo quasi esclusivamente gli eventi di Intellighenzia o di amici, ma non vedo una rissa che si possa definire tale da tempo.
 Al massimo i ragazzini giocano a “ce l’hai”, qualche grido e qualche spintone, nulla in confronto ai problemi che si avevano anni fa. Intellighenzia riesce a non avere problemi di sicurezza perché non tratta le persone come clienti “da spennare”, agli eventi ci si sente parte di una collettività e per questo tutti rispettano la situazione che si viene a creare.

Veniamo al problema principale. Parliamo della parte dell’articolo tra le virgolette, quella del discorso fatto dal gestore che suona come una dichiarazione di colpevolezza: “si, è così, siamo un club con velleità underground, ma in realtà vendiamo solo merda per ragazzini ai ragazzini, e lo facciamo consapevolmente, per fare cassa.” Cosa ne pensi di tutto questo? L’elettronica, la techno, l’underground sono davvero destinati a perdere quell’aurea di libertà che tanto ce li fa amare, per diventare solo un altro dei tanti prodotti musicali di largo consumo, come il punk nei ’70? Se sempre più ragazzi pensano di essere ‘alternativi’ andando ad una serata di Skrillex, piuttosto che ad una di Guetta, quando in realtà il ‘meccanismo’ che li attira e li sfrutta, è sempre lo stesso, non pensi che questa voglia di distinguersi dalla massa, questa voglia di essere Undergound a tutti i costi, possa essere strumentalizzata dai locali e dalle etichette, al punto da trasformare l’underground nella nuova ‘commerciale’, al punto da rendere tutto una grossa recita in cui gli unici a divertirsi sono gli attori?

L- Posso capire i promoters che per ovvi motivi di budgets devono muoversi con gli eventi e con gli artisti mainstream, che nella maggior parte dei casi, sono “commerciali”. Non capisco invece i promoters che un giorno promuovono Guetta e la settimana dopo promuovono Ben Klock, spacciandosi per cultori dell’Underground in tutte le sue sfumature. Qualcuno magari ci sta provando a mischiare le carte in tavola, cercando di coinvolgere il pubblico da sempre “commerciale”, con un pubblico che vuole ascoltare un artista Underground, anche se ormai e’ stato reso più commerciale di Guetta. Quindi le lineup di questi clubs sono delle vere barzellette, dei minestroni clamorosi! D’altronde la maggior parte delle volte questi super clubs sono nelle mani di persone totalmente incompetenti musicalmente. Il locale che fa la programmazione artistica di nicchia e’ ben diverso… Non c’è il rischio di confondersi.
 E’ sempre tutto un discorso di coerenza, ma la coerenza purtroppo non e’ cosa di tutti quando si tratta di soldi, di business. Credo che il movimento Underground non corra affatto il rischio di diventare un fenomeno da baraccone.

T- Sono convinto da tempo che questo processo di “commercializzazione/mercificazione” massiva della techno sia quasi impossibile. Per un semplice motivo: la techno non piace a tutti, è un linguaggio che trascende la musica. Perchè la techno ti piaccia devi farci l’amore ogni volta, devi avere pazienza ed essere un po’ matto. Ci possono essere artisti che fanno brani più o meno facili da ascoltare, o altri che faranno pezzi seguendo i timing e usando i ghostwriter delle major; ma appena questi brani usciranno dai loro ableton, non saranno più techno. 
E’ da qualche anno che ci sono un sacco di influenze underground nei prodotti pop, mi piace ricordare Chris Cunningham mentre girava Frozen di Madonna o Sven Vath che canta Electrica Salsa in diretta su rete 4. 

I grandi club sono vere aziende e ragionano come tali, pretendere diversamente è un’utopia: è vero che propongono serate di alto livello con artistoni e contemporaneamente ospitano realtà che lavorano con i teen-dj e i teen-pr del momento. Penso che il gusto e il senso di ciò che fanno derivi dall’equilibrio che riescono a mantenere fra questi due mondi.

Ma è davvero possibile in Italia gestire un club che si tenga COMPLETAMENTE fuori da queste logiche di mercato?

L- Assolutamente si. Credo sia possibile, proporre musica di qualità, mantenendosi lontani dalle logiche di mercato. In Puglia siamo molto fortunati ad averne piu’ esempi: esiste una Puglia, che non e’ fatta di “mercenari e capre”, che da anni lotta per dare qualita’ al mondo del clubbing. E’ difficile, ma non è impossibile!

T- Purtroppo le logiche di mercato entrano nel club appena si lavora con un qualunque managment che vende artisti. Quindi il compromesso diventa necessario, se si vuole promuovere un qualcosa di livello internazionale.
 Noi a Milano stiamo portando avanti l’esperimento di Club 2.0 social art center, usando spazi pubblici abbandonati o in cui normalmente fanno moda e design, trasformandoli in spazi di arte, musica e mestieri per giorni. In un ex-concessionario siamo rimasti operativi 40 giorni, 24 ore su 24 con laboratori, corsi, performance ed eventi che hanno visto passare anche gente come Mills, Saunderson, Broom, Beck insieme a migliaia di clubbers, appasionati e curiosi. 
Mai una rissa. Per entrare all’evento con Jeff Mills dovevi portare un libro o un vinile usato: con le migliaia di dischi e libri ricavati, ci abbiamo fatto una social library e un archivio musicale libero.
 La differenza rispetto al mercato degli eventi milanesi? Una nostra serata costa dai 5 ai 15 euro al massimo, contro i 15/25 euro degli altri club. I prezzi al bar vanno dai 3 euro ai 7. L’acqua a volte la distribuiamo gratis.

Dando per scontato che è una realtà sin dagli albori di questo movimento musicale, qual è il ruolo della droga oggi in un club? La maggior parte della gente ad una serata techno è davvero lì per sfondarsi e basta?

L- La droga ha da sempre un ruolo ben preciso nei clubs. Come d’altronde ormai lo ha ovunque, purtroppo. Tempo fa leggevo un articolo che secondo me rappresenta benissimo cosa vuol dire oggi, come ieri, la droga nelle discoteche. Parlava del fatto che nei locali la gente ci va per mettersi in mostra e recitare ogni volta un parte diversa: l’esibizionismo piu’ sfrenato, cercare di attirare l’attenzione su di se per fare maggiore presa sul sesso opposto, il tutto viene esasperato da Mdma, Cocaina e quant’altro… Quando invece bisognerebbe ballare o ascoltare la musica che si ama, il dj che ti va venire i brividi ad ogni disco mixato, e cercare l’abbattimento delle barriere di comunicazione fisica e verbale.

T- Io penso che le persone abbiano bisogno di divertirsi, di sfogare tutte le incazzature accumulate sia sul posto di lavoro, che è sempre più precario, che in famiglia, che con la crisi è già una fortuna avere una. La devianza è sempre esitita ed esisterà sempre, così come la voglia di eccedere. Sta alla consapevolezza individuale e collettiva, il compito di misurare cosa la droga crea e cosa invece distrugge. Come tutto, anche l’uso della droga nei club è una questione di cultura.

Ok, ma allora questo Underground cos’è? Tutta questa scena è una realta, un’utopia o un’ipocrisia?

L- Non è affatto una domanda facile… Per la mia personale ricerca musicale, il concetto di ‘Underground’ ha sempre significato una sistematica distinzione dalla massa. Quella massa che rappresenta la parte spudoratamente commerciale del mio mondo lavorativo. Quella massa che per i soldi e per il successo venderebbe facilmente il culo. Ma per me Underground vuol dire anche e soprattutto continuare a credere in quello che si fa, specie quando le cose vanno molto male, senza mai scendere a compromessi o rimpiangere il momento in cui ci si e’ buttati in questa incredibile avventura che e’ il mondo della musica elettronica e del clubbing.

T- Underground è chi fa il proprio senza pensare al consenso, ai likes su Facebook o ai cuoricini sotto la consolle. Essere undergound vuol dire percepire una costante sensazione di insoddisfazione mista alla necessità di lasciare la propria impronta, ognuno con la propria arte. Di chi pensa che tutto questo sia un’ipocrisia, non so che farmene. Mi dispiace solo che non abbia mai provato questa sensazione, perché ora ne sarebbe più che dipendente, innamorato.

CONCLUSIONE

Argomenti delicati. Pareri simili, ma differenti.
Due realtà molto diverse: Nord e Sud, Milano e Salento.
Ma alla fine, scremando tutte le particolarità dell’area di provenienza, della singola esperienza od opinione personale, il messaggio rimane unico e concorde:

Basta essere se stessi.

E’ questo il messaggio, è questa la soluzione.

Essere Underground vuol dire essere te stesso, sempre e comunque.

Non servono a niente le definizioni musicali, il numero di copie vendute, le liriche, i contenuti, i likes, le views, “quelli fanno commerciale” e “noi siamo alternativi”.

E poi, dalla serata nei bar di provincia, fino a Malcolm McLaren e ai Grammy Awards, il destino dell’economia musicale dipende dalla maniera in cui spenderai i tuoi 50€ questo week end.

Da quella croccante aragosta che hai nel taschino dipendono gran parte delle cose che ti fanno incazzare e divertire, piangere e sorridere.

I soldi non comprano la felicità, ma il nostro potere d’acquisto può concretamente cambiare tante cose a questo mondo.

Non servono strategie, non devi fare battaglie: tu non sei un eroe, non sei Pharrell.
Ti basta tenere a mente questo: la musica è tua.

Nel momento in cui decidi di appartenere a qualcosa, a qualsiasi cosa, deve essere per scelta, non per costrizione, rassegnazione o banalità. La musica non fa eccezione.

Chi comanda non è colui che vende, ma colui che compra.
Chi governa non è il presidente, ma chi lo elegge.
La Coop sei tu.

E per oggi ho finito tutte le frasi fatte di merda.

Quindi fatemi solo il piacere di essere voi stessi, soprattutto quando essere voi stessi fa schifo al cazzo.

Divertitevi, non fate divertire solo gli altri.

Io l’unica maniera che ho di non sentirmi preso per culo è divertirmi e aiutarvi a riflettere, mi fa stare meglio, dormo meglio la notte.

Spero mi capiate e vorrete perdonare l’ostinazione.

In chiusura, uno scontato ringraziamento va a Luciano e Tommaso per essersi attenuti ai miei tempi biblici, aver sopportato la mia impudenza, e in generale, per continuare a resistere.

Credeteci sempre.

Baci e cose

56 CommentsLeave a Comment


  • Reply

    Diggler

    5 anni ago

    0

    Sei un genio

  • Reply

    Gerardo Paggini

    5 anni ago

    0

    Articolo totalmente inutile quanto l'intervista a quel saccente di Luciano Esse che pensa di essere un Dio in terra…

  • Reply

    Francesco

    5 anni ago

    0

    Mi sono commosso a vedere il video di Sven Vath. La prima volta che non lo ho odiato in vita mia :)

  • Reply

    Bettosun

    5 anni ago

    0

    Mai concetto fu espresso cosi chiaramente !!! grande !!!

  • Reply

    Paolo

    5 anni ago

    0

    Un articolo così ben fatto lo farei leggere a davvero tanta gente, i miei complimenti.

    Anche se the great rock'n'roll swindle, non ci azzecca moltissimo con l'underground, non per il genere, ma perché il punk è proprio una cosa adolescenziale, mentre l' underground puoi selezionarlo e decidere di viverlo finché riuscirai a starci dentro. Ho 30 anni suonati e nell'adolescenza ero un "punk", poi 18-19 ecstasy e via lungo fino ad oggi. Solo questo, nessuna critica, peace

  • Reply

    davide

    5 anni ago

    0

    L'articolo mi piace molto ed è purtroppo tutto vero, andando per club dal 1987 si è vista la totale trasformazione del feeling e della musica. Una volta commerciale erano i MAW, Morales….comunque buona musica.

    C'è da puntualizzare che McLaren si fece le ossa in America con i New York Dolls: quasi tutti morirono per droga o alcol, lui scappò in Inghilterra e trovò i Pistols.

  • Reply

    Simi

    5 anni ago

    0

    Ma te chi sei??? Mi hai tenuto incollato a quest'articolo,facendomi riflettere,divertire,e stimolando la mia passione per questo mondo bastardo e meraviglioso che e' la Club Culture. Vorrei davvero conoscerti !!!

    "vivere costantemente imbottigliato nel tuo mondo quotidiano è pericoloso almeno quanto cercare di fuggire per sempre lontano da esso" ….questa e' davvero EPICA !!

    Ti stimo

    DJ SImi

    • Reply

      Jacopo Albonetti

      5 anni ago

      0

      Grande Simi! concordo con te alla grande!!!

  • Reply

    davide gonanu

    5 anni ago

    0

    tanta stima…

  • Reply

    luca

    5 anni ago

    0

    mah … interessante… ma ti pongo una riflessione sul ns mondo … guarda che è così non solo nella musica 'underground' ma nella vita di tutti i giorni e per le professioni 'normali'.. prova a fare l'architetto… o l'avvocato… vabbè musicalmente parlando conosco dj di ibiza ai più sconosciuti che sono molto più bravi di Hawtin.. ma la visibilità te la da il pacha con le sue ciliegie.. in italia fare clubbing è diventato impossibile.. se ascolti 'house' sei un drogato 18enne.. pensa se ne hai 40… più di qualcuno mi prende per matto…dovresti ascoltare ''revaival'' 80… non c'è ne la cultura ne la mentalità e non è solo questione di marketing.. siamo un paesi 'sospeso' tra voglia di fare e impossibilità nel farlo.. ciao se fai una festicciola nel veneto passo a trovarti (oddio fai entrare i 40enni????)

  • Reply

    enrico

    5 anni ago

    0

    rispetto per la citazione degli skruigners!

  • Reply

    Jan

    5 anni ago

    0

    Letto dall'inizio alla fine, mi chiedo quanti l'avranno fatto :) Si sente la grande passione che scorre nelle tue vene e mi ci ritrovo in pieno. Argomento tanto interessante quanto inevitabile che finisca sul banale perchè come tu dici la soluzione è ovvia: essere se stessi, fare quello che ti piace senza essere condizionato. Ma quanto cazzo è difficile in questa società? Quanto è difficile andare a ballare e non farsi condizionare da gente che non sa ne bere ne drogarsi, quanto è difficile andare a ballare con mille esseri che cercano di strusciarti sulla tua ragazza, quanto è difficile stimare i tuoi compagni di "serata" che ti dicono "mi piace la Techno ma non l'ascolterei mai a casa? Ovviamente qui in Italia è tutto più amplificato ma, dove più, dove meno, è così ovunque.

  • Reply

    alessandro

    5 anni ago

    0

    Articolo ben fatto!!!parole sante…i tempi sono cambiati…vogliono commercializzare tutto…purtroppo essere underground al giorno d'oggi e' difficilissimo…io ci provo!club 2.0 pauroso confermo…jeff mills tanta roba io c'ero con il mio libro all'ingresso!!!w la techno quella pesante da club SEMPRE!!!articolo istruttivo,letto volentieri…complimenti

  • Reply

    viTO

    5 anni ago

    0

    complimenti, hai scritto davvero un ottimo articolo! interessante, ti tiene legato dall'inizio alla fine

  • Reply

    Rosario Vindice

    5 anni ago

    0

    Su alcuni punti non sono propriamente d'accordo, ma è un articolo interessante, ben scritto e per certi aspetti "illuminante" nel senso che ti invita a riflettere su alcuni aspetti come ad esempio la "commercializzazione" del club e secondo me anche sul concetto stesso di club applicabile a questi (fondamentalmente vuoti?) tempi in cui viviamo.

    se questo è lo standard di questo blog/sito, sará un piacere leggere altri articoli.

    saluti

    Rosario

  • Reply

    rico

    5 anni ago

    0

    da tanto nn leggevo un articolo cosi interessante, scritto benissimo, completo e simpatico/serio allo stesso momento.

    grande giornalista! quando fai un altro articolo famme sape'

  • Reply

    Davide Ciaffi

    5 anni ago

    0

    Mi è piaciuto molto questo articolo, e da DJ,mi sono rispecchiato in alcune cose che sono state dette anche nelle interviste.

    Mi piacerebbe che lo leggessero molte persone, e quindi lo condivido.

  • Reply

    Marco

    5 anni ago

    0

    a me non piace la situazione dei club, nè quel compendio di stili musicali qui definiti come "underground".Tuttavia, i miei migliori amici ci sguazzano frequentemente e di conseguenza sono stato più volte "costretto" a ritrovarmi in questi posti,alcuni sembravano summit di politici(più cravatte che figa) altri mense di qualche onlus quindi diciamo che ho spaziato da situazioni + a situazioni – commerciali. Ho ascoltato buona parte degli artisti menzionati nel pezzo e la realtà è che mi fanno tutti schifo al cazzo ed è bello leggere il pezzo di qualcuno che riconosce l'importanza del punto di vista individuale e che fa comprendere che non dobbiamo affluire in una corrente solo perchè qualcun altro ce lo chiede o ce lo impone o ce la fa sembrare eccezionale. Nell' ottica di questa sincerità di vedute sino a quando i signori summenzionati non inizieranno a comporre qualcosa del calibro dell "eine kleine nachtmusik" io continuerò a ritenerli degli incompetenti ed aberranti individui.

    • Reply

      Leonardo

      5 anni ago

      0

      Premettendo la rispettabilità della tua posizione, vorrei evidenziare come l’ultima tua considerazione mi sembri inadeguata, e ti spiego il perchè. Mozart e l’opera da te citata appartengono alla musica colta, quindi ad un contesto culturale e sociale ben diverso, dando per scontato la distanza storica. I motivi per cui nasce l’Eine Kleine Nachtmusik sono ben diversi da quelli per cui nasce la musica elettronica, è un pò come paragonare Shakespeare a Carmelo Bene o alla Societas Raffaello Sanzio, insomma due epoche in cui presupposti e obiettivi dell’arte risultano essere ben diversi. Dopo le avanguardie del ‘900 attendere l’arrivo di un artista le cui opere possano essere paragonate a quelle di 300 anni fa è controproducente e inutile, perchè se si osserva la questione tenendo conto del contesto e della necessità di innovazione, artisti di spessore ce ne sono e come. Giusto per citare un nome rimanendo sulla scia della musica colta contemporanea: Karlheinz Stockhausen, oppure volgendo lo sguardo ad una sperimentazione contemporanea in senso stretto Richard D. James, meglio conosciuto come Aphex Twin. Questi sono mostri sacri, al di sopra dell’underground di cui si parlava, ma ciò non toglie che ci sono ottimi artisti su altri livelli che portano avanti le avanguardie in modo più che rispettabile. Senza di loro, e senza l’elettronica, la musica sarebbe morta.

  • Reply

    Valeria

    5 anni ago

    0

    bell'articolo. ricordi molto Ben Myers.

    Peccato la foto della slinguata di tetta, ma rientra esattamente nel marketing che hai descritto.

  • Reply

    andrea

    5 anni ago

    0

    ok dici cose giuste, e vere ma già note. Questo articolo doveva essere scritto nel 2008-2009; poi mi spiace perchè marasma, a prescindere dalle line up dei suoi eventi, è anche una brava persona con una gran voglia di fare, e fare bene soprattutto, ma se devi parlare di underground a livello di organizzazione di eventi non è la persona proprio più azzeccata ne tanto meno Milano come città culto dell’ underground.. roma e torino vengono prima di diritto, senza distinguere tra generi e diffusione più o meno culturale.. e te lo dico da milanese annoiato.. prova a rifarlo intervistando altre 2 persone provenienti davvero da quella cultura lì..

  • Reply

    noninportachisiamoimportanoleidee

    5 anni ago

    0

    il mondo dell underground è uno stato di mente che nn va insegnato con palesi scopi di notorietà, o ce l hai o non ce l hai. la gente predica senza la tunica e cerca di sentirsi parte nel collettivo che al momento fa piu bello. l underground è una scuola di pensiero che nn si puo insegnare; si puo provare a comprendere ma non è semplice. il destino dell economia musicale nn dipende dai soldi che spendi in un weekend, ma dipende se hai le palle di spenderli nelle tue idee e nei tuoi sogni giorno x giorno centesimo x centesimo costantemente

  • Reply

    Leonardo

    5 anni ago

    0

    E’ bello leggere l’intenzione di qualcuno che cerca di infondere un minimo di cultura e cerca di creare consapevolezza riguardo la scena musicale attuale e ciò che le sta intorno. Condivido anche il tono mordace, da cui emerge il distacco e il ripudio nei confronti dell’indifferenza e della non consapevolezza comune ai più – considerazione che potrebbe estendersi, rompendo gli argini del terreno che hai sondato – un ripudio che non rimane fine a se stesso ma diventa lo stimolo di una condivisione necessaria, un profondo desiderio di smuovere qualcosa, di essere il fautore di un cambiamento, o più realisticamente, la volontà di far breccia in coloro che hanno avuto il garbo di leggere l’articolo. Hai il mio supporto (per quanto possa risultare superfluo).

  • Reply

    Anddrea

    5 anni ago

    0

    Fantastico… questo è quello di cui ho e abbiamo tutti bisogno…quello che nasce spontaneamente in me leggendo gente, seppur italiana e perdonamela, con del gran spessore,progetti concreti,lucidità e speranza per un futuro dove gli italiani soprattutto giovani non siano lasciati in pasto agli speculatori … =)

  • Reply

    Claudiocolby

    5 anni ago

    0

    con tutto il rispetto per il giornalista.. sputtanare malcom mclaren così mi sempre assurdo visto che prima dei sex pistols era a new york con gli inventori del punk new york dolls.. e paragonare lui e vivienne con i venditori di fumo odierni non sta ne in cielo ne in terra. un altra cosa sbagliata è che nei sex pistols non faceva parte inizialmente sid vicious (colui che ha distrutto il gruppo). Poi non mi piace il fatto che lucio risponde come un vero clubber mentre tommaso risponde come un promoter… ehehehe.. Per il resto a 36 anni vorrei alle 3.10 vivere sopra il fabric per scendere a fare un pò di cinema e non rispondere su facebook a un buon articolo…. eheheheh

  • Reply

    m8i

    5 anni ago

    0

    Grazie, sono passati almeno 25 anni da quando, nella mia piccola città, mi chiamavano (non senza un sorrisino di commiserazione) “technomaniaco”… solo perchè passavo dei dischi – a loro dire – “strani”. Articoli come questo mi fanno sentire appagato e, se permettete, orgoglioso. Saluti, Marco.

  • Reply

    Enrico

    5 anni ago

    0

    Sid Vicious entrò in un secondo momento nei sex pistols, per il resto bell’articolo, un ottimo punto di vista!

  • Reply

    bah...

    5 anni ago

    0

    L’ennesimo modo per spingere 2 artisti, e prenderci nuovamente per il culo.
    Scommetto che le richieste di amicizia e i likes su FB sono schizzati alle stelle per loro.

    La musica è finita, la tua è l’ennesima discussione sterile, come il vinile e il digitale.

  • Reply

    bah...

    5 anni ago

    0

    Facci ridere, raccontaci delle tue esperienze da grande dj, o da grande producer! Speriamo che un giorno possa diventare tuo amico… Ciao nerd.

    • Reply

      R The

      5 anni ago

      0

      Si, ma il like alla pagina non l’hai messo… :(

  • Reply

    lucia

    5 anni ago

    0

    Dal mio punto di vista è un gran bell’articolo….ne sono rimasta affascinata e ha dato un po’di risposte a domande che mi sono fatta anch’io un sacco di volte…in fondo che mondo sarebbe senza tekno?? W la musica elettronica!!!! BIG UP!!!!

  • Reply

    Antonio Imparato

    5 anni ago

    0

    Ciao a tutti, e complimenti per l’articolo!!! Purtroppo è così in tutti gli ambienti… Io sono un musicista, un jazzista, ma non solo, bazzico l’ambiente della musica da sempre da fine anni 80′, tant’è che è diventato il mio lavoro, sono stato rocker, un clubber, un raver, jazz man, ho avuto la fortuna di incontrare tantissima bella gente in vita mia… Ad oggi giro per tour un pò dappertutto, e vedo in giro un disinteresse totale verso l’ascolto della musica, oggi più di allora alle povere persone soggiogate dalla tv piace ballare Raffaella Carrà, Com’è bello far l’amore da trieste in giù… E vai! Tutto il rispetto per la Carrà nazionale, per cacchio ci dovrebbe essere anche un alternativa… Conosco tanti amici che hanno club che sono costretti a fare programmazione commerciale, altrimenti non riescono ad andare avanti, è davvero un casino… Noi continuiamo a crederci, non possiamo fare diversamente, non ci riusciamo, si è underground di natura di carattere aldilà del genere etichettato come underground, e speriamo che la musica salvi quest’italietta piccola e futile. A presto!

  • Reply

    Nessun Dorma

    5 anni ago

    0

    “Welcome my son, welcome to the machine..” raccontavano i Pink Floyd, e già ai tempi c’avevano visto lungo.. Complimenti, comunque, per il bellissimo articolo..

  • Reply

    dioboia

    5 anni ago

    0

    TL;DR

  • Reply

    Jack

    5 anni ago

    0

    La mia preziosa opinione e già questa è una presa per il culo e che tutto il tuo discorso va bene anche se non ci voleva un ragazzo ”sveglio” a capirlo
    se fossi in te leggerei il libro Please kill me per capire un po’ meglio le origini del punk
    e poi l esempio dei pistols non regge invece ti sarebbe bastato il mitico Andy che ha sciacallato sia sul mondo dell arte che sul mondo della musica e dai sei pure più grande di me le dovresti sapere queste cose hai anche studiato giornalismo credo che la prima cosa per scrivere un buon articolo debba essere avere le idee chiare e soprattutto buone nozioni su quello che stai scrivendo e che vuoi condividere con i lettori

  • Reply

    Alberto Molinaro

    5 anni ago

    0

    Musica commerciale= Musica che ascoltano in molti. Ergo, grandi locali, tanta gente, tanta fica, rigide selezioni all’ingresso, sponsors vari, interessi economici ecc….

    Musica “underground”=Musica che ascoltano in pochi e che se fa successo diventa commerciale. Ergo, piccoli locali, poca gente, scarsa selezione, poca fica, sponsor sfigati, scarsi interessi economici ecc….

    Grazie per avermelo fatto capire con 3000 parole.

    Detto ciò non vedo nulla di sbagliato se quelli che vogliono scopare/stare in mezzo a 2000 persone vanno ai club giganti, mentre quelli che se la sentono “alternativi/contro il sistema” vanno nei club underground. A ognuno il suo sollazzo…

  • Reply

    Corrado

    5 anni ago

    0

    Paolo, l’elettronica(House, dance, techno, minimal, altri cazzi e mazzi…) non ci sarebbe se non ci fosse stato il punk, come esso non ci sarebbe stato se non ci fosse stato il blues, così come esso stesso non ci sarebbe stato se non ci fosse stata la segregazione razziale negli stati uniti(ecc..); quindi sei un ignorante. Ignorante è colui che non sa, stupido colui che rimane attonito davanti alla conoscenza.

    Ti prego, non diventare impassibile.

  • Reply

    driofa

    5 anni ago

    0

    Diciamo che anche se il pezzo ha confusamente toppato tutti i topos e le convenzioni ormai inesitenti, riguardo al contenuto non hai detto niente di nuovo; però, come al supermercato quando scegli la pasta, anche nella musica scegli il prodotto migliore che ti propone il mercato, o vuoi farmi credere che tu mangi la pasta underground che compri alla coop o al billa?

  • Reply

    elisabetta

    4 anni ago

    0

    Da 13 anni a Londra , le cose qua sono cambiate come in Italia. Ho suonato per un po nei locali , ma ora sono stanca ‘ ambiente di suonare per zombies che aspettano che giochi coi filtri e gli butti i bassi al punto giusto per alzare le mani e per poi tornare a fissare un punto per altri 3/4 minuti circa , l’ambiente e’ alquanto pesante e io quella vita non la faccio più’! Meglio in radio !
    Il tuo articolo e’ bellissimo , I will spread it!
    Thanks so much

    E.

    • Reply

      R The

      4 anni ago

      0

      suona per te stessa, divertiti.. il resto sono solo menate inutili.. Thank you so much darling

  • Reply

    joykiller

    4 anni ago

    0

    Tutti ridono. Rullo di tamburi. Sipario.

    ps:purtroppo è la realtà che tutti fingiamo non esistere.ed il motivo per cui una democrazia diretta sarebbe un fallimento.

  • Reply

    maurizio

    4 anni ago

    0

    Con tutto il rispetto hai voluto dire troppe cose tutte insieme , ne risulta così un articolo illeggibile, con scarsa coerenza interna e che tradisce le aspettative del titolo e la buona premessa iniziale . Peccato

    • Reply

      R The

      4 anni ago

      0

      Scusa Mauri, e che quando a uno gli passi il microfono, deve dirle tutte le cose. La prossima volta faccio una poesia

  • Reply

    DIscotech

    4 anni ago

    0

    Secondo me è cambiata radicalmente l’estetica dell’underground.
    U E’ ovvio che un sound così attiri gente brutta/ignorante, delinquenti e poca figa.
    Eppoi sti promoter: prendolo location terribili con impianti da 2 soldi, senza decorazioni e il minimo senso estetico….(tanto il tamarro tutto fatto non si rende conto dei buttafuori camorristi, dei bar che vendono merda, dei bagni schifosi…..
    A loro non serve la musica buona, non la capirebbero comunque… basta che il basso pompi e il dj si scateni manipolando il suo nuovo traktor neanche fosse un chitarrista metal…… allora si che il tamarro vooooooola!
    Mentre dj e promoter (spesso e volentieri tamarri anche loro) , impettiti e gratificati dal successo della serata, se ne stanno li dietro alla consolle festivolanti con i loro beveroni assortiti e lunghe strisce di mannite.
    Underground è bellezza, mica sta roba qua…….

  • Reply

    DIscotech

    4 anni ago

    0

    Secondo me è cambiata radicalmente l’estetica dell’underground.
    Un tempo c’era musica più sofisticata e innovativa, che attraeva un pubblico creativo e di nicchia. Oggi la musica è invece banale e sempliciotta, specie la maggior parte dell’ underground che è fatta da producer del kazzo….. E’ ovvio che un sound così attiri gente brutta/ignorante, delinquenti e poca figa.
    Eppoi : Location terribili/ impianti da 2 soldi / No decorazioni / buttafuori camorristi / bar terribili / Bagni indecenti/…. Tanto il tamarro underground tutto fatto non si rende conto dei buttafuori camorristi, dei bar che vendono merda, dei bagni schifosi….. sono ambienti assolutamente privi senso estetico, sotto tutti i punti di vista.
    E intanto dj e promoter (spesso tamarri anche loro) , impettiti e gratificati dal successo della serata, se ne stanno li dietro alla consolle festivolanti con i loro beveroni di dubbia qualità e lunghe strisce di mannite….
    Underground è bellezza, mica sta roba qui.

Trackbacks for this post

  1. La grande truffa dell’Underground: musica elettronica e ribellione confezionata. > ► Techno Manifesto
  2. La realtà del clubbing italiano | Cos’è l’underground? | Clubbers' Confession
  3. La realtà del clubbing italiano | Cos'è l'underground? | clubberconfession
  4. La realtà del clubbing italiano | Cos'è l'underground? | Clubber Confession

Leave a CommentPlease be polite. We appreciate that.

Your Comment