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La campagna elettorale in un paese del Sud

Vivo in un paese di 70mila anime della provincia del sud Italia. Il mio è stato un paese molto ricco, prima che succedessero un po’ di cose. E’ un paese di grandi lavoratori, professionisti spocchiosi e imprenditori meravigliosamente improvvisati. Abbiamo una cattedrale, una libreria-franchising, un teatro, un centro storico, un negozio di dischi, una quarantina di ristoranti-pizzeria, una trentina di forni, una decina di pub e qualche centinaio di casi di tumore all’anno. Abbiamo la giusta dose di delinquenza e corruzione, abbiamo le associazioni culturali, i reading letterari con 10 presenze e le sagre di paese con migliaia di presenze. Abbiamo le squadre di calcio, i tornei di calcetto e quelli di calcio a otto, con le squadre con i nomi delle squadre di serie A e B. Abbiamo la festa del Santo patrono, la stazione, il palazzetto e lo stadio, i party clandestini, la rievocazione storica medioevale, la villa comunale, i tossici, i metallari, i massicci, i b-boy, la sinistra impegnata, la destra disimpegnata, i fighetti e i comunisti, i bagni pubblici, la cucina casereccia, abbiamo i cayenne turbo a leasing, le biciclette a motore, i cani di razza, il traffico, la villa al mare e le procedure concorsuali. Abbiamo le campagne abbandonate, e le resort-masserie ristrutturate sotto sequestro, abbiamo i morti per mafia, sia quelli innocenti, che quelli meno innocenti. Abbiamo i matrimoni da 300 invitati, 8 portate e 250€ quota minima in lista nozze. Abbiamo le puttane, il giudice di pace, gli artisti, i pusher, i pazzi, le bische e i boy scout, gli aperitivi che non vanno perchè nessuno a lavoro fa orario continuato, i bar aperti tutta la notte, la finanza, i carabinieri, le guardie ecozoofile, i cinesi che ci trovi tutto, le fontane, tutti i licei e gli istituti tecnici e professionali. Abbiamo non ricordo quante chiese, ma credo circa una decina, e ci sono anche una curia e un convento. Il governo cittadino è in mano ai grossi imprenditori dell’immondizia e dell’edilizia, fumo e coca sono in mano agli italiani, gli extracomunitari fanno i lavori che noi non vogliamo fare. Siamo un paese abbastanza grande da avere due cinema, e allo stesso tempo abbastanza piccolo da avere anche un pettegolezzo cittadino. C’è il cimitero, che è l’area pubblica con la maggiore estensione di verde, ma abbiamo 70cm quadrati di verde pro capite, quindi quando crepiamo, se vogliamo due fiori sopra la testa, ci dobbiamo far seppellire in verticale. Ci sono i figli del boom economico anni ‘50-‘60-‘70, che si sposavano per moda, che hanno avuto tanto e ai loro figli hanno dato tutto. Ci sono i figli del benessere anni ‘80-‘90, che hanno studiato fuori e poi sono tornati, e ora sono andati fuori di nuovo. E ci sono i figli del malessere anni 2000, che non vogliono studiare, non vogliono andare fuori e allora vanno fuori di testa. Il mio è uno di quei paesi che se non ti sta bene, non serve che lo stai sempre a dire, te ne puoi pure andare. Potrebbe essere anche il tuo paese. E forse lo è.

Nel paese dove vivo, a giugno, c’erano le elezioni comunali, e io, ero candidato come consigliere comunale in un movimento cittadino di brave persone, esperte e bene informate.

Ero uno di quelli che faceva sul serio, con la dovuta cautela e per la prima volta.

In paese ho diversi giri di amicizie e ho sempre coltivato tanti interessi. Ho viaggiato, non ho ancora trent’anni, sono, passatemi l’anacoluto, un libero professionista, ho una famiglia numerosa e mio padre è un altro libero professionista conosciuto in paese. Scrivo e mi esprimo in un italiano di senso compiuto. Sono disinteressato, appassionato, incazzato e abbastanza informato. Sto dalla parte della collettività, perché ho già tanto, quello che non ho me lo cerco per i cazzi miei, e vorrei solo dare il mio contributo migliorare la realtà in cui vivo. O almeno provarci, come tutti.

Mi ero fissato 300€ di budget per la mia campagna elettorale. Alla fine ne ho spesi 250€.

Secondo i bookmakers, ero uno da un centinaio di voti, centocinquanta con la doppia preferenza di sesso. Alla fine ne ho presi trecento, con tanto di complimenti in strada e telefonate di encomio, ma non sono diventato consigliere e il candidato sindaco della mia coalizione ha perso al ballottaggio.

In compenso, l’entusiasmante tour gratuito sul luna park delle miserie umane meglio noto come campagna elettorale, me lo sono gustato dall’inizio alla fine.

Quanto agli Ideali Politici, non ne faccio una questione di simboli o principi, sono figlio del mio tempo, oltre che di puttana (si fa per dire, mamma;). Per me la politica è un equilibrio di interessi, e questi interessi possono essere collettivi o privati: se l’equilibrio pende dal lato dei privati, stanno bene in pochi, se pende dal lato della collettività, stanno bene in tanti. Ovviamente i privatisti, sanno essere molto più spietati, perché dall’essere spietati dipende la loro stessa natura, mentre i collettivisti, che collettivisti lo sono per chiamata o vocazione, quindi pur sempre per scelta, sono troppo impegnati a giocare a chi tra di loro lotta meglio per la collettività, piuttosto che unire gli sforzi “collettivamente”, e quindi continuano sempre lo stesso eterno gioco tra i banchi dell’opposizione o, ancora più lontano, fuori dal palazzo… Questa classificazione binaria può stronzescamente ricordarvi il fantasma dicotomico “destra-sinistra”, ma non c’è niente di più lontano dalla verità: nel 2015 destra e sinistra sono favolette per adulti. In ogni partito e in ogni movimento, di qualsiasi simbolo, sigla o direzione, c’è sempre chi ci crede e lo fa per la collettività, e chi ci crede e lo fa per se stesso. E questi ultimi, sono la vera maggioranza. Se credete che chi speculi dalla res publica sia un cattivo politico, non avete capito un cazzo di niente. Un buon politico, un politico di mestiere, è quello che fa pendere la bilancia dal suo lato, e che di riflesso riesce meglio a tutelare gli interessi della gente che lo ha votato: che i voti vengano dall’imprenditore a cui ha promesso l’appalto, o dal centro anziani a cui ha promesso nuove panchine sulla villa comunale, non conta numericamente, all’atto pratico. E sono i soldi, i numeri e l’atto pratico, a fare la Storia.
La Morale, figlia scema dell’Opinione Pubblica, quando si tratta di Politica, si limita ad animare le lamentele sui social, le proteste, gli scioperi, i giornalisti, le frasi di circostanza al bar, i blog e tutta quella massa inerme, sbraitante e lamentosa, che per 4 anni e mezzo si fa ronzio impercettibile nelle orecchie del navigato rappresentante del popolo, e che poi, per soli 6 mesi di campagna elettorale, diventa per lui un rumore di fondo, appena un po’ fastidioso nelle giornate umide. Le vostre opinioni, i vostri scrupoli, quello che secondo voi è etico o civico, resta tutto fuori dalle delibere d’assemblea per voto favorevole alla maggioranza dei presenti in aula. Chi cerca una Morale, nella Politica troverà un esaurimento nervoso. Voi siete un Numero, e il resto è tutto un gioco di Mezzi e Risultati. Puntate al risultato, sceglietevi il mezzo, allenatevi con le promesse, e iniziate a contare.

A proposito di Risultati, partendo dall’alto: il sindaco viene cacato dopo una digestione lentissima nell’intestino dei giochi di potere a matriosca, comune-provincia-regione-nazione, quanto più lungo è il tunnel intestinale tanto più alta è la “caratura” elettorale, il peso, del paese dove si vota; si passa poi attraverso il colon delle coalizioni, senza guardare a quelle che furono in passato, nemmeno il passato recente come il giorno prima; e poi viene spinto fuori, bello fumante, dallo sfintere dell’Ignoranza Popolare, vera e inconsapevole dea ex machina dell’intero prodotto interno lurido. Non mi credete? Fate questa prova: alle prossime elezioni, andate dalla persona fra i vostri conoscenti che ha meno fondamenti di politica locale e nazionale, va bene anche un parente lungo degente con problemi di demenza senile, chiedetegli chi vincerà come sindaco, e poi filmate la risposta sull’Iphone per tirarvela con gli amici, o giocatevi pure una 50€ alla Snai, perché quello sarà il nome del faccione con il tricolore che vedrete per i prossimi 5 anni a piazza municipio n.1, salvo scherzi della maggioranza.

Il consigliere, che poi è un futuro sindaco, ha invece due opzioni per essere eletto: una lenta, ascetica e dai risultati incerti, l’altra rapidissima, delinquenziale e dai risultati garantiti. Vediamo l’opzione lenta e incerta: inizi con qualche anno di attività filantropiche, fondi un’associazione culturale, ti iscrivi ad un partito, frequenti le mostre, le gallerie, le librerie, i salotti, i meeting, le riunioni, le assemblee a cui voti pro e quelle a cui voti contro, i sit-in e i meet-up, le sagre democratiche, le cene, i pranzi, esci dal partito, fondi un movimento cittadino, i volantinaggi, i presidi, gli scioperi, i sindacati, le radio e le tv locali, leggi, studi, scrivi, sudi, approfondisci, ti ammali, ti metti al servizio del prossimo, a tutte le ore, compresi i festivi, ascolti i problemi di tutti, ti ci dedichi, non dedicando tempo a te e alla tua famiglia, e alla fine, quando secondo il severo giudizio dei tuoi simili sei un po’ più degno di loro per candidarti, ti candidi, e se ti va di culo, ti fai un giro di maggioranza, prendi qualche incarico, non esattamente quello che volevi, ma comunque è gia qualcosa, entri in giunta, in commissione, ma al primo compromesso che fiuti, storci il naso, e puf! ecco che la terra si brucia attorno a te e torni al nastro di partenza o torni a casa. Oppure può anche non andarti di culo e ti fai 5 anni di opposizione e basta, perché sei un vero scassacoglioni, dimenticato da tutti al momento del bisogno, criticato dai saccenti, stimato dagli avversari e dai cittadini, finisce il lustro, torni a sbraitare, ti fai una ragione, e magari capisci come stanno le cose e ti regoli di conseguenza. O lasci tutto e torni alla tua vita, perché la politica è una cosa sporca.

Ora vediamo l’opzione veloce, rapida e garantita per diventare consigliere: Inizia tutto a 7-8 mesi dalle elezioni, scegli il partito e la coalizione sulla base dei numeri, sei finanziato da uno o più investitori, oppure, meglio ancora, sei tu l’investitore ad autofinanziarsi, punti ad un incarico, ad una serie di delibere, ad una poltrona, investi il tuo capitale, con il capitale compri consensi, ma non figuratamente, a nero: raduni una serie di personaggi dal passato più o meno torbido, ad ognuno di loro, in base alle capacità e al numero di parenti, dai qualche o diverse migliaia di euro,  loro sono il tuo braccio, si occupano del tuo comitato elettorale, attacchinaggio e volantinaggio, prenotano cene e privé in discoteca per i tuoi fedeli elettori, ma soprattutto reclutano famiglie bisognose, giovani finto-nichilisti, rassegnati e fessi, fotocopiano le loro carte di identità e la loro tessera elettorale, poi il giorno delle elezioni in ogni sezione piazzano il tuo personale rappresentante di lista (ogni rappresentante ti costa 100-150€), i rappresentanti di ogni seggio hanno la lista dei “reclutati” divisi per sezione, è così che a scrutinio terminato possono controllare quanti “reclutati” hanno effettivamente votato per te, e a quelli che sono “rientrati” i tuoi uomini daranno 50€, che sono esperti e che mai in caso di denuncia sarebbero ricollegabili a te, daranno 50 €. Insomma con 20-30mila € si possono prendere fra i 500 e i 1000 voti in maggioranza, a seconda che tu sia alla prima esperienza o meno, e si può fare la voce grossa nella ripartizione interna degli assessorati. Per finire, permettetemi una domanda: un consigliere che investe 30mila € in campagna elettorale, e che con i gettoni di presenza in consiglio arriva a prenderne si e no 300€ al mese, per un totale di 18.000€ in 5 anni, secondo voi dove cazzo li va a prendere gli altri 12mila €? If you know that I mean.

All’atto pratico, che è l’unica cosa che conta, la differenza fra il consigliere a presa rapida e quello a presa lenta, sta tutta nella libertà di manovra e nell’agghiacciante volubilità dell’elettore “intelligente”. In altre parole, chi ti vota perché ha un’idea di te, ti tiene gli occhi puntati addosso, ti giudica e si aspetta da te, non dico un agguato di mafia, ma almeno due bossoli in una busta anonima, un assessorato all’ambiente e le foto su facebook delle tue vacanze in campeggio con la famiglia. Scordati le foto in discoteca con le fighe e lo champagne, e sappil’assessorato ai lavori pubblici, è già troppo “sospetto”. Ricorda: lui ti ha votato perché ha bisogno di sentirsi migliore. Chi invece ha ricevuto 50 € per scrivere il tuo cognome su un foglio di carta, senza nemmeno sapere come fai di nome, puoi stare sicuro che se ne sbatterà la minchia qualsiasi cosa tu faccia in consiglio, mai saprà di quando ti hanno arrestato per la storia delle mazzette e non sarete mai nemmeno amici su Facebook, perché lui non ha Facebook. Lui ti ha votato? Boh, non se lo ricorda.

E’ così che va la storia.

Prima di passarci di mezzo di persona, con tanto di comizi e spot elettorali, credevo che il livello fosse alto, non mi sentivo pronto, passavo le nottate sul sito del comune e sui portali di informazione locali: delibere e problematiche, nomi e indagini, scandali denunciati o da denunciare. Il tutto E’ servito più o meno quanto bere un Gaterode serve a vincere il Giro d’Italia. Quello che la gente vuole in campagna elettorale è il sangue verbale. Se poi esce il sangue vero, quello rosso, è proprio grasso che cola. Il livello non è basso, si parte direttamente da -1, seminterrato, e da li si scende e basta.

Questa storia mi ha lasciato dentro tanto, probabilmente troppo. Ci ho messo un’estate per tirare le somme, un’estate per capire che non c’è molto da sommare. Resto della mia idea romantica e banale, come tutte le belle idee: se non ti sta bene qualcosa, non aspettare di cambiarla con o grazie a qualcun’altro, cambiala e basta. Anche se questa è una Morale, e la Morale non serve all’atto pratico.

IMG_4757Photo credits S.R.

Questa va a tutti quelli che non possono far altro che essere se stessi, e a quelli che non gli sta bene, quindi restano e parlano.

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