Io e mia nonna nel giorno più felice della sua vita.

Il mio primo anno da laureato italiano: del perchè dovete succhiarmelo.

Questo non è un esercizio di stile autocelebrativo. Io non sono un blogger sarcastico e dalla scrittura mefitica, che spruzza cinismo dal culo su qualsiasi cosa si muova nel panorama sociale italiano.

Io non sono manco un blogger.

Sono solo uno di voi, incazzato e stanco.

Ma sorridente e felice di essere vivo.

Parlo di quello che vedo e mi sforzo di scrivere cose utili, perché credo che le persone che lo sappiano fare, in questo momento, abbiano il dovere di scrivere cose costruttive, cose sensate.

Nella tempesta di diarrea che stiamo attraversando, è troppo facile tirarci addosso gavettoni di merda.

Voi letterati del web, voi intelligenti, voi che ridete del popolo e del populismo e macerate nella vostra vita insoddisfatta: sapete scrivere, vi credete migliori di tutti e probabilmente lo siete.

Ma valete meno del più stupido e ignorante degli italiani.

Siete dannosi, le vostre parole sono dannose : sono colpi di spazzola davanti allo specchio mentre la casa sta prendendo fuoco.

Riuscite ad essere vittime peggiori degli stessi carnefici.

Con i vostri post da 10000 likes, il vostro odio atavico per Grillo, Saviano e Fazio, i vostri posti d’assistente di cattedra, i vostri libri di Foster Wallace e la vostra prosopopea altezzosa, vi credete il circolo di illuminati di questo paese alla deriva, ma siete solo il raffreddore fastidioso in un corpo pieno di metastasi.

Dovete andare a fare in culo, ora e per sempre.

Io sono laureato da 365 giorni, parlo 4 lingue, so usare il computer, ho 28 anni e e al mio paese non gliene frega un cazzo di me.

Dovrei essere il fiore all’occhiello della mia società, la sua linfa vitale, ma il mio è un paese di anziani e di finti giovani, di compromessi e di furbacchioni, tutti complici e nessun colpevole. O lo accetti, o non ci vivi.

Ma il pericolo non è accettare. Sarebbe troppo bello.

L’altro giorno un mio amico mi ha detto che a suo padre hanno trovato un nodulo, e che lui non ha mai avuto così tanta paura in tutta la sua vita.

Aveva così tanta paura che l’ha trasmessa anche a me: una paura tremenda.

La paura che provo quando penso di perdere i miei genitori non è una paura normale: non è ne’ angoscia ne’ malinconia, ma un senso di smarrimento e desolazione. E’ puro panico.

E’ la consapevolezza di perdere l’unica cosa che hai per davvero.

L’unica cosa solida, il tuo punto fermo.

Perché al di la’ dei titoli puntati che precedono il tuo nome sul biglietto da visita, tu non hai nient’altro che loro. Di veramente tuo non hai nient’altro.

Hai 30 anni ma non hai pagato la tua macchina, ne’ l’affitto di casa, non hai un lavoro da odiare, non hai una relazione stabile, perché non sei stabile, non hai figli perché non puoi permetterteli e non hai un sogno perché non ti serve.

Vita comoda, anestetizzato dalla pratica non retribuita, dai progetti Leonardo, dall’erba e dai viaggi a Berlino pagati da Papa’.

Certo, nessuno è pronto a perdere un genitore, ma il senso delle cose dovrebbe essere avere per prepararsi a perdere.

E noi abbiamo avuto tutto quello che abbiamo voluto, ma nessuno ci ha mai detto che prima o poi avremmo perso e basta, senza avere più nulla.

Bambini di trent’anni che sanno tutto, ma non sanno fare niente: fragili, impacciati, vulnerabili, spocchiosi e presuntuosi.

Ma non è colpa tua, ti piace pensare che non sia colpa tua: ti hanno detto di imparare tutto, di sapere tutto meglio degli altri, e tu l’hai fatto, perché dovevi essere un professionista rispettato.

E ora sei un professionista, ma non c’è rispetto: sei uno qualunque.

Uno dei milioni di laureati che vivono tra condizionale e congiuntivo.

Non sei speciale.

Io ho studiato per 22 anni e per la mia famiglia sono stato un investimento di 60.000 €, un investimento senza rendita, perchè oggi non c’è il futuro che mi avevano promesso.

Le alternative apparenti sono tre: continuare a studiare per riflesso condizionato, accettare i compromessi economici e sociali, oppure andare via.

Tutte e tre difficili, ma nessuna nessuna realmente pericolosa.

Il pericolo reale, infatti, la morte dello spirito, è la scelta non fatta.

Non scegliere vuol dire accettare tacitamente. Accettare il cibo buono, la villeggiatura estiva nella casa dei tuoi, il viaggio a Roma per il concerto, il caffè pronto la mattina e i pomeriggi di domenica al centro scommesse. Non scegliere vuol dire i giorni che passano e sono uguali, e tu che invecchi senza un motivo, mentre tua madre ti dice che sei sempre il migliore.

Non scegliere vuol dire accontentarsi.

Questa non è un’opinione, è un dato di fatto. Le cose stanno così, è la nostra vita.

Detto questo, a me me lo dovete succhiare.

Io ho una vita sola, e non appartiene ne’ a Dio, ne’ a questo paese, ne’ ai miei genitori.

E’ solo mia.

E me la sto vivendo da solo, a modo mio, in viaggio e rischiando quel poco che ho.

Ed è la cosa più bella del mondo.

Ti toglie la polvere dall’anima.

Ti ispira, ti illumina, ti da’ speranza e può darti perfino il coraggio e la voglia di tornare, un giorno.

Lontano dalla routine, lontano dalle frustrazioni obbligate, dai sacrifici fasulli e dalla fitta pioggia di inutile merda quotidiana, c’è la nostra vita che passa, con o senza di noi.

Se state pensando di viaggiare, tutto questo posso giurarvelo.

Se invece volete restare e accettare il compromesso, fatelo pure, ma se avete grandi ambizioni tenete presente una cosa fondamentale: Il nostro paese ha bisogno di martiri, non di eroi. Noi non siamo gli americani, noi li odiamo gli eroi, non ci piace che qualcuno migliore di noi ci faccia sentire peggiori. In Italia solo da morti le grandi cose che facciamo assumono il giusto valore. Non dimenticatelo.

Se invece nell’indecisione, decidete di continuare a studiare perchè non avete nient’altro da fare, sappiate che è un rischio che vi farà pericolosamente posticipare il momento di decidere se restare o andare via.

Ma comunque, qualsiasi sia la vostra scelta, ricordatevi sempre che la vita è vostra. Andatevela a prendere ovunque sentiate di poterla trovare, perché nessuno ve la porterà a domicilio.

Non vi limitate mai.

Senza retorica, ne’ vittimismo,

In fede,

Dott. Ing. Avv. Cav. etc. etc.

Io e mia nonna nel giorno più felice della sua vita.

Dagli archivi: io e mia nonna nel giorno più felice della sua vita.

14 CommentsLeave a Comment


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    Carlo Milanesi

    5 anni ago

    0

    Scrivi un blog e dici di non essere un blogger. Ti contraddici, perché chi scrive un blog è per definizione un blogger.

    Affermi di essere incazzato, stanco e sorridente. Dato che il sorriso nasce spontaneamente dalla gioia, se sorridi quando sei incazzato e stanco, sei bugiardo, perché fingi una gioia che non hai.

    Affermi che sei uno di noi. Ma a chi ti rivolgi? Un blog è letto da vari tipi di persone.

    Delle persone a cui ti rivolgi affermi che probabilmente sono migliori di tutti, ma che valgono meno dei più stupidi. Perché i più stupidi dovrebbero valere di più dei migliori?

    Affermi che le parole sono dannose perché sono colpi di spazzola durante un incendio. Ma che danno provocano i colpi di spazzola? Direi che sono inutili, ma non dannosi.

    Affermi che le persone a cui ti rivolgi scrivono post che ottengono 10000 likes. Allora sono ben pochi. Poi dici che odiano Grillo, Saviano e Fazio, allora sono ancora meno, suppongo meno di venti. Mi dici chi sono?

    Non dici che cosa ti devono succhiare, ma soprattutto non dici su che base ti arroghi questa pretesa.

    All’inizio del brano sembri rivolgerti a degli intellettuali affermati, alla fine a dei neolaureati. Se cambi destinatari, fallo almeno capire.

    Ci sono profonde differenze tra l’etica media degli statunitensi e l’etica media degli italiani, ma non nel modo di trattare gli eroi. In entrambi i popoli, chi viene considerato eroe, da vivo o da morto, è adorato. In entrambe le nazioni sono pochissimi quelli considerati eroi, e quindi nessuno si prefigge di esserlo. Noi non odiamo gli eroi; se odiamo qualcuno, allora non lo consideriamo eroe.

    Non capisco la frase “Senza retorica, né vittimismo”. Il brano è pieno sia di retorica che di vittimismo.

    Non ha senso dire che la vita è la cosa più bella del mondo, perché la (nostra) vita è il (nostro) mondo. Per noi, non ci sono altre cose al mondo oltre alla nostra vita. Se è l’unica cosa, è ovviamente la più bella, ma anche la più brutta.

    • Reply

      R The

      5 anni ago

      0

      :( Ma almeno il titolo ti è piaciuto?

  • Reply

    saputello

    5 anni ago

    0

    siccome hai 28 anni, sai 4 lingue e sai usare il pc il tuo paese dovrebbe succhiartelo? ti do una notizia: in italia c’è gente che di lingue ne sa anche di più e si è laureata prima di te. se poi allarghiamo l’analisi ad altri paesi non ti dico nemmeno quanto male stai messo. l’Italia sta messa malissimo, è innegabile, ma c’è gente che il lavoro lo trova subito, e senza raccomandazioni. magari se ti fossi laureato a 24 anni ora avresti avuto un lavoro. non ti conosco e non conosco il tuo percorso, quindi posso giudicare solo in parte quello che scrivi. ma, da 29enne con 3 esperienze all’estero posso dirti una cosa: è vero che all’estero spesso e volentieri si hanno più opportunità, ma all’estero a 28 anni sei vecchio, se sei un neolaureato spesso nemmeno ti guardano il CV. in parte è colpa del nostro sistema paese, in parte è colpa delle famiglie che permettono ai figli di laurearsi 7 anni fuoricorso per ottenere un titolo di studio che in media non servirà ad una beata minchia.

    • Reply

      R The

      5 anni ago

      0

      Raga non vi concentrate troppo sul succhiare

  • Reply

    ???

    5 anni ago

    0

    Certo che scrivi proprio a cazzo di cane…

    • Reply

      R The

      5 anni ago

      0

      :( :( <\3 :( :(

  • Reply

    Teòfilo Stevenson

    5 anni ago

    0

    Ciccio, hai una laurea, non sei stato toccato dalla luce divina eh.
    Vola basso perché niente ti è dovuto.
    Non una carriera, non un lavoro, non il rispetto.
    Perché hai un pezzo di carta. Quel pezzo di carta non ti arroga il diritto su alcunché essendo, per l’appunto, un pezzo di carta.
    Sta alle tue, eventuali, capacità la possibilità o meno di accedere a una carriera di tuo gradimento.
    Sei un laureato ma non sei foderato di oro zecchino.
    Se non c’è la fila per assumerti è perché, evidentemente, non rappresenti un asset che fa gola.

    Con tutto l’odio possibile,

    tuo
    Teòfilo

    • Reply

      R The

      5 anni ago

      0

      Ma mamma mi ha detto che sono speciale e che sono il migliore di tutti :(

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    jesus

    4 anni ago

    0

    cojone io mi laureerò a 30 anni, ma ho iniziato a 23-24
    sai i porco dio che tiro? porco dio!

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    paola

    4 anni ago

    0

    a me qs scritto (ma anche quello più recente su berlino) allarga il cuore. avrei potuto scriverlo io 14 anni fa (appena laureata) e potrei scriverlo ora, a quasi 40, in procinto di trasferirmi a berlin per quel sogno che rimando da ben 4 lustri, da quando mi è stato imposto di rinunciare a me stessa in nome della sicurezza, del prestigio e dell’assecondare le aspirazioni altrui.
    mi viene in mente una sola colonna sonora: fitter happier dei radiohead. che magari ti farà pisciare dal culo ma che per me è un costante memento. ti aggiungo al mio feed reader di corsa. buone cose.

    • Reply

      R The

      4 anni ago

      0

      Grazie Paola, alla fine io scrivo perchè qualcuno possa ritrovarsi nelle mie parole, e ogni volta che che questo capita, non so mai che cazzo dire, se non grazie, ancora e ancora. Lascia perdere i titoli e l’età e il prestigio altrui e corri a Berlino. Vedrai. Nel frattempo, buone cose a te

  • Reply

    Emme

    4 anni ago

    0

    rendere limpide le contraddizioni umane e sociali che ci tengono stretti nei recinti degli obblighi e dei compromessi – tali per chi ha la libertà necessaria per riconoscerli, ovvio – è un lavoro immane sia a parole che a fatti. le parole dell’articolo, qui sopra, però, sembrano rendere tutto possibile, anche il non-accontentarsi, il cercar-si, il conoscer-si. a fatti è un cazzo di disagio, ma vederlo scritto è già un buon inizio. complimentoni, davvero

  • Reply

    Versus terminus

    4 anni ago

    0

    Ciao posso farti un paio di domande in privato? versusterminus273@gmail.com

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